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Gestione del rischio


Gestione del rischio e vita dell’azienda: una relazione pericolosa

di Loredana Drovetto1

Cos’è il rischio? L’eventualità di subire un danno, connessa a circostanze più o meno prevedibili. Nessuna attività è esente da rischi e, quindi, da possibili danni: questa è l’unica certezza in uno scenario globalizzato e in gran parte imprevedibile.

Chi ha la responsabilità d’impresa deve, quindi, porre attenzione ancora maggiore all’individuazione, alla valutazione e alla gestione  dei rischi, interni ed esterni all’azienda. Il concetto è sancito anche dal Dlgs 231/2001 che impone, ai “Dirigenti o Dipendenti con deleghe speciali da parte del Consiglio di Amministrazione della Società o riconosciuti responsabili quali amministratori di fatto”, l’adozione di modelli organizzativi idonei “alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti.” (art. 30)

 


1Loredana Drovetto è Consigliere Delegato American Appraisal Italia S.r.l.

Una responsabilità da “far tremar le vene e i polsi”, che dovrebbe - in assenza di un Risk Manager, figura ormai rarissima al di fuori dei grandi Gruppi – essere gestita dal Consiglio di Amministrazione. 

Troppo spesso l’argomento è invece sottovalutato e delegato, in via residuale, alla funzione amministrativa o legale – talvolta anche ai buyer -  della Società, quasi che il problema si concretizzasse nel solo acquisto/pagamento delle polizze o nella modifica di qualche clausola contrattuale. Purtroppo, nel momento in cui il rischio si materializza in forma di danno, questo approccio mostra la corda e la “coperta” assicurativa si riduce a poco più di un fazzoletto, utile per piangere sulla scarsa preveggenza.

Una recente indagine condotta dall’ANIA su un campione significativo di aziende con meno di 250 dipendenti dimostra che la propensione ad una corretta gestione del rischio è inversamente proporzionale alla dimensione e che, tra le piccole aziende, ben il 20% è privo di qualsiasi tipo di assicurazione e quelle che sono assicurate spesso non coprono rischi quali il furto e il danno ambientale.

Se sono trascurati i danni al patrimonio, i danni economici derivanti dall’interruzione di attività – i cosiddetti “danni indiretti” –  non vengono neppure percepiti: eppure essi sono annoverati tra le principali cause di fallimento delle Aziende e si manifestano per un tempo decisamente più lungo.

 

Alcuni dati:

•     Il 40% delle Aziende che subisce un sinistro grave  e non ha un “business recovery plan” rischia di fallire entro cinque anni;

•     Il 90% delle Aziende medio-piccole che non riprendono  l’attività entro una settimana fallisce entro un anno.

Solo il 10% delle Aziende ha un piano  di emergenza e non molte di più hanno una polizza  ben fatta a copertura dei danni derivanti da business interruption.

Un dettaglio spesso trascurato: il Codice Civile sancisce che “la dichiarazione dei capitali da assicurare è un DOVERE a carico dell’assicurato”2. Quando è condivisibile, un dovere può divenire - se non proprio un piacere - almeno una responsabilità in meno. Ciò è possibile ricorrendo ad un terzo indipendente per la determinazione del valore da assicurare.

La Stima Preventiva dei danni “diretti” è codificata da più di quarant’anni: essa consente di evitare i costi di una sovra-assicurazione, i rischi di una sotto-assicurazione e l’applicazione della regola proporzionale3, nonché di limitare – se non completamente escludere – i contenziosi e di ridurre i tempi del risarcimento.

Nel caso dei  danni “indiretti”, la consulenza di uno stimatore professionale ed indipendente assume particolare rilevanza poiché consente di analizzare con occhio critico e descrivere compiutamente tutti i fattori che concorrono alla determinazione della Somma da Assicurare: non solo, quindi, i proventi della gestione caratteristica, ma anche i costi non cessanti (utenze, costo di personale strategico, costi derivanti da contratti di fornitura non modificabili), i maggiori oneri da sostenersi per presidiare il mercato in un momento di difficoltà, le interrelazioni tra stabilimenti della stessa Società, fornitori strategici e concorrenti, gli stock a magazzino e – non ultimo – il periodo di tempo entro il quale il sinistro farà sentire i suoi effetti.

In caso di eventi che investano intere filiere produttive, con un alto numero di soggetti sinistrati, il possesso di questi strumenti e l’assistenza di una società specializzata possono essere la discriminante tra la ripresa rapida della produzione e la chiusura dell’Azienda.



2Art. 1908 del c.c. – “Valore della cosa assicurata”
3Art. 1907 del c.c. – “Assicurazione Parziale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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